Le parole

Dettagli insignificanti sul nulla si inseguivano fra le sue parole. Finché d’un tratto si fermò, lo sguardo sbarrato, la bocca un po’ aperta e si accorse che chi lo ascoltava non c’era già più da molto tempo. Stava parlando da solo ormai da due ore, o forse più.

La sensazione di sentire le parole rotolare fuori dalla propria bocca, uscire dalle labbra e riempire la stanza, lo ubriacava al punto di non accorgersi neppure se c’era qualcuno ad ascoltarlo. Quasi poteva vedere fisicamente le parole, i suoni rotolare sui muri, rimbalzare da un lato all’altro…eppure non vedeva le persone che lo ascoltavano: che ci fossero o no era poi lo stesso.

E un giorno la voce si stancò di uscire. Il suono si ripiegò su se stesso e andò all’interno, colpendo la gola, la testa e la pancia. Ma quanto pesavano quelle parole ? Erano tante che non ci stavano più nella testa. Avevano invaso tutto il corpo. Uscivano dai pori della pelle, con fruscii e rumori striduli, erano così strette dal passaggio che non si riconoscevano più.
Lo stomaco stracolmo le rifiutò.

Si trovò così a vomitare parole, tanto disordinate e mischiate che non ci si capiva niente. E più non si capiva e più le parole aumentavano per cercare di chiarire, illustrare, spiegare... E più aumentavano, più cresceva la confusione e l’incomprensione.

Ad un tratto arrivò il pensiero che forse con una gomma sarebbe riuscito e migliorare la situazione. Poco per volta cercò di cancellare le parole più frequenti, ma il risultato non fu gran che. Il chaos peggiorò e si trovavano solo parole in disordine con qualche buco qua e là, lasciato da una cancellatura.

Disperato non sapeva più cosa fare, perché ormai non riusciva neppure più a spiegare il problema e a chiedere aiuto. Per tutto il rumore che ribolliva in lui nessuno più voleva stargli vicino.

Poco alla volta non riuscì più a mangiare, tanto era pieno di parole, e neppure a bere: gli andava sempre di traverso su qualche parole. Anche respirare tra una parola e l’altra diventava sempre più difficile. Finché un giorno, travolto dalle sue stesse parole, soffocò e in un attimo si creò un gran silenzio.

E in quel silenzio fu possibile ascoltare la Vita.

 

Laura Villa

28.01.2008

 

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Commenti: 1
  • #1

    paola (sabato, 31 maggio 2014 23:04)

    Bellissimo questo racconto simbolico. Allora stiamo in silenzio e ascoltismoci. Perche non lo mandi a vinc?

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